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OLTRE L’OSTACOLO
In Italia si contano oltre 1 milione di poveri assoluti in più rispetto al prepandemia, arrivando al valore record di persone in stato di povertà assoluta, 5,6 milioni (pari a 2 milioni di nuclei familiari).
L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%), anche se la crescita più ampia, registrata da un anno all’altro, si colloca nelle regioni del Nord (dal 5,8% al 7,6%).

Dal Rapporto povertà 2021

La Caritas di fronte ai casi difficili.

Editoriale periodico Libertà n.10

La Caritas è prima di tutto incontro: semplice, sereno, amorevole, proteso al bene dell’altro, chiunque sia. La paura è l’elemento che maggiormente colpisce nei vari racconti di cronaca, pubblicati in queste ultime settimane dalla stampa locale, sui diversi episodi di violenza verificatisi in alcune sedi della Caritas diocesana di Sassari. La logica sottesa a questo genere di racconti è spesso quella del sensazionalismo che attira maggiormente l’attenzione dei lettori con parole o frasi portatrici di paure e pericoli incombenti, a volte strategicamente studiate. Si percepisce come chi scrive non sia vicino agli eventi accaduti, tantomeno alle persone coinvolte nella storia raccontata. Si è parlato dello stalker che semina panico tra i volontari della Caritas, della sua violenza fisica e verbale, del mostro che è quando perde il senno, della sua insensibilità ad ogni intervento dell’autorità, dell’incapacità di attenersi alle regole di convivenza sociale, della sua pericolosità. Nulla si è letto della sua storia, della sua solitudine, del come l’ingiustizia sociale abbia lasciato il segno sulla sua personalità. Nulla si è letto della fatica nell’accompagnamento quotidiano, che i volontari della Caritas hanno offerto per aiutarlo a non farsi male e non far male agli altri, cercando di essere punto d’incontro tra le diverse istituzioni coinvolte: SERD, Assistenti Sociali, Centro di Igiene Mentale, Ospedale, Tribunale, Forze dell’Ordine, per cercare di favorire insieme il bene possibile della persona. In questa storia c’è un’esperienza emblematica, quella che caratterizza l’accoglienza Caritas fatta non solo di luoghi, vestiti e cibo, ma soprattutto e prima di tutto di relazione, di ascolto, di accompagnamento, servizi, questi, che richiedono pazienza, tempo, coraggio, perseveranza, tenerezza, virtù senza le quali, forse, si potrebbe offrire assistenza ma certamente non quella in grado di promuovere l’autoconsapevolezza della propria dignità in chi viene escluso dalla società. Per questo, la Mensa della Caritas non è solo il refettorio che somministra pasti, ma il luogo dove si condivide la propria esistenza. Lo stare insieme a tavola ha il senso della famiglia in cui ci si nutre di ascolto, sostegno, amore. Lo stesso dicasi per il Centro diurno e per l’Ostello, spazi di convivenza, in cui il bisogno non è motivo di emarginazione, ma di accoglienza e prossimità, dove la persona ha la possibilità di ritrovare la sua libertà costitutiva, lontana dal pregiudizio sociale. La persona, nella globalità della sua nativa dignità, è l’unico scopo del servizio in tutti i centri Caritas e dei volontari che vi operano e sanno dare il meglio di sé, per solo amore verso l’altro, mai per ostentazione, né con mancanza di rispetto e tanto meno aggressioni di alcun genere. Significativo il sorriso di Mario che, domenica mattina, ha accolto i volontari della Caritas in visita al Carcere di Bancali per celebrare insieme la Messa. In loro egli ha riposto la sua fiducia, come se fossero dei familiari, che gli donano quella serenità che insistentemente cerca attraverso la lotta che è tutta la sua esistenza. Solo conoscendone la storia, le sue angosce, i sui pensieri, attraverso l’ascolto accogliente, è possibile comprendere l’arroganza, l’aggressività, le frasi minacciose rivolte a ospiti, volontari, guardie, per leggerle come il grido dell’oppresso che chiede di essere liberato. La conoscenza consente di comprendere quello che appare diverso e scomodo, fa superare le paure e abbassare i muri protettivi, cancella i pregiudizi e costruisce una società solidale, in cui è ancora possibile riscattarsi, ripristinando la giustizia che, nel caso, non può essere semplicemente la cella di un carcere.

Tratto da Libertà n.10

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